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LIBRI IN PALIO


vetrina sede vecchia libri necessari

La prima persona che
riconoscerà l'autore del testo (poetico o in prosa) qui esposto, riceverà un libro in omaggio.

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Poesia svelata il 18 giugno 2016

La straniera

La città è per me un vino variopinto
dentro un calice forgiato dalla pietra affilata;
che sta lì e scintilla sulla mia bocca
e ridisegna le mie forme con i suoi contorni snodati.

Essi riflettono il loro cerchio profondo,
quello che chiunque conosce, ma che nessuno sa,
perché cieche colpiscono le cose
che per noi sono comuni e quotidiane.

Le case mi indicano la ripida parete
con il suo presuntuoso: "Qui da noi, in questo paese...",
il viso di vetro della piccola imposta
tutto timoroso si chiude: "Io non ti ho chiamata".

In ascolto si pone il selciato e a tastoni afferra il mio passo
con sospetto e pieno di curiosità,
e là ove il legno tocca per mescolarsi alla colla,
qualcuno parla un idioma che non è di casa mia.

Rossastra come un delitto, la luna tutta si contrae
sopra il corpo lontano, sopra la parola confusa,
quando di notte il soffio di un mondo
straniero frantuma contro il mio seno.

da Metamorfosi e altre poesie, Gertrude Kolmar, Via del Vento Edizioni, trad.di Stefania Stefani

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Poesia svelata il 4 giugno 2016

Il manoscritto di Petrarca

Piegato sul vetro della teca
come mi piegavo sul fuoco.
C'è un libro aperto da secoli,
ci sono scritti con la penna d'oca
in ogni riga due endecasillabi
di seguito. Pensieri e sospiri
in caratteri duri,
non gli incerti segni
che fabbrica la natura.

Leonardo Sinisgalli/Anniversari in Poesia n.147 febbraio 2001

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Lettera esposta l'11 febbraio e svelata

Pietroburgo, 17 gennaio 1902

Se uno dei prossimi tre giorni non vi troverete nella cattedrale (n.d.c. probabilmente la cattedrale della Madonna di Kazan') tra le 8 e le 10 di sera, Vi minaccia per tutta la vita un'angoscia sena remissione. Gli ultimi echi non sono ancora cessati, l'ultimo pensiero dell'amore è ancora vivo nell'immortalità della memoria; venite alla cattedrale e non Vi turbate, nell'incontro con le tenebre dell'immortale armonia.

da La fidanzata di lillà. Lettere a Ljuba, Aleksandr Blok, Editori Riuniti
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Versi esposti il 29 gennaio e svelati


Quale morbosa e smodata smania di vivere, insomma,
ci fa così trepidare, quando corriamo un pericolo?
Incombe al certo una fine inevitabile agli uomini,
e non c'è dato schivare la morte sì da scamparla.
Siam chiusi dentro un cerchio e ci aggiriam sempre in esso,
né prolungando la vita s'inventerebbe alcun nuovo
bene: ché il meglio a noi sembra ciò che ci manca e si brama:
e quando questo è raggiunto, bramiamo dell'altro e ci tiene
a bocca aperta la stessa sete del vivere, sempre.

da De rerum natura, Libro III, vv. 1075-1084, Lucrezio, Rizzoli, versione di Luca Canali
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Poesia esposta il 20 gennaio e svelata

Poesia con ritmi

La mano fra la candela e il muro

diviene grande sul muro.

La mente fra questa o quella luce e lo spazio
(quest'uomo in una stanza con un'immagine del mondo,
quella donna in attesa dell'uomo che ama)
diviene grande proiettata nello spazio:

Là l'uomo vede l'immagine finalmente chiara.
Là la donna riceve l'amante nel cuore
e piange sul suo petto, per quanto egli non giunga mai.

Deve essere che la mano
vuole divenire più grande sul muro,
divenire più grande e pesante e forte
del muro, e che la mente
si volge alle proprie figurazioni e dichiara:
"Quest'immagine, quest'amore, di questi
compongo me stessa. In questi emergo esternamente.
In questi indosso una freschezza vitale,
non come nell'aria, che sembra azzurro vivo,
ma come nello specchio potente del mio desiderio e volere."

da Parti di un mondo, Wallace Stevens, trad.di Massimo Bacigalupo
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Poesia esposta il 4 gennaio 2016 e svelata

Ne la mia casa son;
e xe 'sta casa quela
de 'desso, e anca la mia
de San Felice bela,

col giardino e quel lavarno
grando, e drio l'ortisel;
e anca quela co' nona
Giudita e mi putel.

E el tempo che xe, bel,
tuti i tempi el xe in uno;
e la stagion no' istà
nò primavera o utuno

xe, no' inverno, ma una
bela e granda; e de sora
xe el ziel, che un xe e tuti
i ziei, e no' 'l ga ora:

matina xe, e sera,
e e el bel ciaro giorno.
E mi son qua de passa
mile ani, e go 'torno,

con mi, mia molge giovine,
e i mii fioi grandi, e anca,
sì, putei; go mia mama
de mi picio e po' bianca

cara vecia; e Tandina
puteleta e po' dona,
co' la su' Rina e mia;
e ela la sèria nona.

E stemo insieme, e tuti
insieme spassegiemo;
e se metemo in tola
e magnemo e bevemo

pulito; e se vardemo
un co' l'altro nel viso;
e in pase se parlemo;
e semo in paradiso.

da Colori, Virgilio Giotti, Einaudi

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Poesia esposta il 16 dicembre e svelata

Come l'hai conosciuto? All’improvviso,
tra la folla, uno sguardo mi fissò.
Sentii di essere atteso. E disse? No:
mosse le labbra appena ad un sorriso,

sparì. Poi lo rividi: mi chiamò
uno che non conoscevo. ‘Sorgi e vieni!’
udii una voce in me. Con gli occhi pieni
di lacrime mi accolse. E mi baciò.

Cosa ti disse? Forse, che ero atteso.
Ma non udivo. Qualcuno gridava
in me, come un addio. Lui mi guardava
e non sentivo più fiato né peso.

Camminavamo lontani dal mondo.
Le cose che diceva erano nuove.
Dimenticai donde venivo e dove
mi conduceva – seppi, fino in fondo!

da Intervista al discepolo, Pietro Cimatti, Carpena Edizioni, 1988



La foto della vetrina della vecchia sede della Libri Necessari è di Ribes